Malakia

 

Die artenreichste, vielfältigste Vorstellung von Welt kommt ohne Zweifel in Platons Ideenlehre zum Ausdruck, die besagt, dass alles körperhaft Geformte bereits ein immateriell Vorgegebenes nachahme und übernehme, eben aus der Ideenwelt.

Das klingt nicht ganz glaubwürdig, weil die Urformen keineswegs aus einem Katalog der Archetypen übernommen werden können, wenn der Philosoph selbst nie die Anweisungen liefert, wie die Umformung von der Idee zur Form stattfinden soll.

Die Muschel ist dabei ein Paradebeispiel des Artenreichtums der Natur. Woraus entstanden?

War’s der erste Wellenschlag, der als Muschelentwurf den wehrlosen Weichtieren am Meeresgrund vorgezeichnet hat, wie man sich ein artgerechtes Schutzgehäuse bauen kann, oder waren es andere „designer“, die sich nach dem Prinzip „form follows function“ richteten, um die bestmögliche Lösung zu verwirklichen? Vertreter von Philosophie der Ästhetik und anderseits Evolutionstheoretiker stimmen heutzutage jedenfalls überein, angesichts der kalkhaltigen Prachtmodelle die ganze Muschelwelt als ein „rätselhaftes Faszinosum“ anzuerkennen und zu  bewundern.

Eben dieser Faszination ist auch Sonya Hofer erlegen. Als demiurgische Werkmeisterin, die sich vorbehaltlos dem Vergnügen ergibt, würdigt sie huldvoll das Muschelwesen, dessen Gestaltung und Symbolik. Sie reiht sich damit in jene formgebende Überlieferung ein, die Platon dem „Urheber aller Gegebenheiten“, nämlich dem „Eros“ zuschreibt und deren Erklärung er als Aufgabe dem „Mythos“ überlässt. 

„Malakia“, so nennt der große Systematiker und Ordner Aristoteles die Mollusken und nennt sie ein Springquell der Sinnlichkeit. Von der Form her dem weiblichen Geschlecht geweiht, als Attribut der ebenfalls dem Meer entstiegenen Aphrodite (als Venus von Botticelli allerseits bekannt) verkörpert sie weibliche Sexualität und Erotik mit mehreren Deutungsmöglichkeiten. Allen voran die Fruchtbarkeit, das Mütterliche aber auch die Kostbarkeiten verheißende Illusion einer Perle. Ein Geben und ein Nehmen, sich öffnen und verschließen. Das Scheinbare und die Wirklichkeit, die äußere und die innere Welt, aber stets durchdrungen vom ewigen Lebensstrom aus welchem auch Sonya Hofer mit ihren Werken  schöpfen kann.

Georg Demetz, 2019

Malakia

 

Sarebbe bello potersi fare un’immagine completa della biodiversità in natura affidandosi alla teoria platonica delle idee, secondo la quale ogni forma materiale e tangibile trova la sua origine in una matrice immateriale - in quanto idea, per l’appunto. Ma un procedimento in tal senso risulta poco plausibile se si considera come il flosofo stesso non abbia spiegato questa trasmutazione dall’idea alla forma concreta. Le forme primordiali infatti non sono  decalcomanie estraibili da un fantomatico catalogo degli archetipi di Platone. Ecco allora lo stupore che ci pervade nella contemplazione delle conchiglie, che rappresentano sicuramente un caso emblematico della meravigliosa varietà naturale. Ma concepite -  oppure create -  da chi?

Forse all’origine vi è stato un moto serpentino dell’onda che ha ispirato  questa forma ad un mollusco che vagava indifeso sul fondo marino per proporgli la costruzione di un guscio a spirale.  Oppure è intervenuto un “designer” per  elaborare un prototipo secondo la teoria del “form follows function?”. Rappresentanti della filosofia  dell’estetica e gli stessi teorici dell’evoluzione si trovano comunque d’accordo nel considerare l’intero mondo delle conchiglie un “mistero fascinoso” e nell’ ammirarne gli splendidi modelli. Ed è proprio questo fascino ciò che ispira Sonya Hofer. 

La sua magistrale manualità si abbandona istintivamente al piacere  di plasmare la materia rendendo omaggio

all’essenza fisica della conchiglia, esaltandone la rappresentazione e la valenza simbolica. Facendo questo essa  viene a far parte a modo suo di quella tradizione creativa che Platone attribuisce “all’artefice di ogni realtà”, cioè ad “Eros”, per affidarne il compito del racconto al “Mythos”.

“Malakia”, così la definisce Aristotele, il grande ordinatore  sistematico del sapere,  e  chiama la conchiglia “Fontana della sensualità”. Votata al culto della fertilità essa conferisce  all’apparenza del guscio il carattere erotico ma altresì quello di una fecondazione mistica.   Abbinata alla dea Afrodite irradia il senso della purezza tra profano e sacro. La forza evocativa della conchiglia viene comunque interpretata in tanti modi, dall’aprirsi  o rinchiudersi di uno scrigno prezioso scaturisce il dialogo tra mondo esterno ed interno, dove luce ed ombra si alternano nell’eterno flusso vitale, al quale può attingere ed ispirarsi  anche Sonya Hofer, come dimostrano le sue opere.

Georg Demetz, 2019